Domanda

Rottura di una gamba durante la pratica dello sci. Se la pista non è adeguatamente protetta è responsabile anche il gestore degli impianti?

RISPOSTA

A questa domanda si può rispondere in modo affermativo, anche se la materia, va precisato, è delle più controverse. La legislazione vigente (L. 24/12//2003, n. 363, “Norme in materia di sicurezza nella pratica degli sport invernali da discesa e da fondo”), pone in capo agli utenti, specifiche norme di comportamento da osservare nelle aree sciabili (Capo III, artt. da 8 a 19) e, con riferimento alle piste e agli impianti, ha dettato apposite disposizioni (Capo II, artt. da 2 a 7) riguardanti la gestione delle “aree sciabili attrezzate“.

La legge, prendendo atto delle moderne modalità di gestione dei comprensori sciistici, ha imputato a un unico soggetto la gestione tanto degli impianti di risalita quanto delle piste da discesa e gli ha imposto precisi obblighi (la messa in sicurezza delle piste in conformità con la normativa regionale (art. 3, comma 1), la cura della manutenzione ordinaria e straordinaria delle stesse (art. 7, comma 1), la protezione degli utenti dagli ostacoli lungo le piste “mediante l’utilizzo di adeguate protezioni degli stessi e segnalazioni della situazione di pericolo ” (art. 3, comma 1, ultima parte, e art. 7, commi 1 e 2), il soccorso e il trasporto degli infortunati in luoghi accessibili dai più vicini centri di assistenza sanitaria o di pronto soccorso (art. 3, comma 2) solo per citare i più importanti).

Inoltre, pena il mancato rilascio delle autorizzazioni per la gestione di nuovi impianti ovvero la sospensione di quelle già rilasciate, i gestori sono obbligati alla stipula di apposito contratto di assicurazione di r.c. “per danni derivabili agli utenti e ai terzi per fatti derivanti da responsabilità del gestore” in relazione all’uso delle aree sciabili attrezzate.

Perciò, che ci siano precisi obblighi e precise responsabilità, è fuori di dubbio. Il titolo giuridico di questa responsabilità è tuttora discusso. La giurisprudenza maggioritaria ritiene che si tratti di responsabilità extracontrattuale. Nel corso degli anni, le sentenze hanno utilizzato tanto la norma generale dell’art. 2043 c.c., quanto la responsabilità per attività pericolose (art. 2050) quanto la responsabilità da cosa in custodia (2051), certamente la più favorevole al leso, trattandosi di responsabilità oggettiva.

Quest’ultima tesi è tuttora la più accettata, anche se alcune pronunzie della giurisprudenza di merito hanno qualificato il rapporto che si instaura tra utente e gestore come un contratto (atipico) di ski-pass, ove, a fronte di un corrispettivo commisurato alla durata del contratto, il gestore “offre la possibilità di godere dei servizi di risalita nonché di utilizzare le piste predisposte per la pratica dello sci“.

Questo contratto determina responsabilità in capo al gestore sia per i sinistri verificatisi durante la fase di risalita, sia per quelli occorsi durante la discesa, se connessi al mancato adempimento di precisi obblighi gravanti sul gestore in virtù del contratto medesimo (segnalazione di pericoli, adozione di misure di protezione e, in generale, mantenimento delle piste in buone condizioni).

Le norme che abbiamo citato prima non chiariscono quale sia la soluzione corretta, ma, in ogni caso, l’esistenza di una responsabilità nel caso descritto appare indiscutibile.

La recente normativa statale, pur non prendendo esplicita posizione in tal senso (37), autorizza a non respingere la riferita impostazione, stabilendo, da un lato, che gli impianti di risalita (e di innevamento) e le piste siano gestite dal medesimo soggetto (artt. 2 e 3) − consentendo, in tal modo, una ricostruzione unitaria del rapporto − e, dall’altro, vietando esplicitamente, salvi i casi di urgente necessità, la percorribilità a piedi delle piste da sci (art. 15) − e, dunque, rafforzando l’opinione che vuole la fase di risalita funzionale alla fase di discesa a valle con gli sci.

La richiamata impostazione riceverebbe ora il (seppur timido) avallo della giurisprudenza di legittimità: la quale, pur privilegiando la soluzione che individua in capo al gestore una responsabilità per danno da cosa in custodia ex art. 2051 c.c., riconosce il contratto atipico di ski-pass , il quale “consente allo sciatore l’accesso, dietro corrispettivo, ad un complesso sciistico al fine di utilizzarlo liberamente ed illimitatamente per il tempo convenzionalmente stabilito“, ed è configurabile nel momento in cui “il gestore dell’impianto assume anche (…) il ruolo di gestore delle piste servite dall’impianto di risalita“.

Da tale accordo discende, per il gestore, l’obbligo “della manutenzione in sicurezza della pista medesima“, nonché la possibilità di essere chiamato a rispondere dei danni prodotti ai contraenti dovuti ad una cattiva manutenzione della pista “sulla scorta delle norme che governano la responsabilità contrattuale per inadempimento“.

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01.

Guida Pratica: Fattispecie e responsabilità

02.

Rivista: Sulla responsabilità del gestore di piste da sci: “facere” professionale, nesso di causa, onere della prova

03.

Guida Pratica: Attività pericolose