Domanda

Cos’è il danno iatrogeno e quali questioni applicative solleva per l’interprete?

RISPOSTA

Il danno iatrogeno può definirsi come il pregiudizio alla salute, causato da colpa di un sanitario, che ha per effetto l’aggravamento di una lesione già esistente, a sua volta ascrivibile a colpa di un terzo. Nel caso di danno iatrogeno gli eventuali postumi permanenti risultano quindi prodotti dal concorso di due cause: la condotta del terzo che ha causato la lesione originaria; e la condotta del medico, chiamato a curarla, che l’ha invece aggravata. Del danno finale rispondono quindi in solido, ai sensi degli artt. 40 e 41 c.p., e dell’art. 2055 c.c., sia l’autore della lesione originaria (sebbene meno grave di quella finale); sia il medico (sebbene senza la lesione originaria la condotta del medico sarebbe stata irrilevante).

Il danno iatrogeno pone quindi all’interprete un duplice ordine di problemi: da un lato, l’accertamento del nesso causale, dall’altro, la quantificazione del danno biologico nei casi in cui sia domandato il solo danno “differenziale”, ovvero nei casi di regresso tra condebitori.

La norma non si applica invece nell’ipotesi in cui le opere siano state realizzate dal convivente o da chi sia legato a una relazione sentimentale con il proprietario del suolo e abbia impiegato denaro e tempo libero per la costruzione dell’abitazione comune e non a vantaggio esclusivo del convivente.

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01.

Guida Pratica: Il danno iatrogeno

02.

Codice Commentato: Art. 2055 c.c. - Responsabilità solidale

03.

La Rivista: Un bicchiere (ancora) mezzo vuoto: persistenti dubbi applicativi in materia di compensatio lucri cum damno